Quanto è importante studiare “scienze delle merendine”?
La VERA realtà all’interno del CdL in Scienze della Formazione Primaria di Palermo

Tipica conversazione tra studenti universitari:
A: “Cosa studi?”
B: “Scienze della Formazione Primaria”
A: “Ah, vabbè non c’è paragone con Ingegneria!”
B: “Ma sai è un corso impegnativo, tutti i giorni abbiamo lezioni, laboratori, tirocinio, ecc.”

E’ così che un tipico studente di SdF si mette sulla difensiva e cerca di proteggere il suo sogno.
Al secondo anno inizia il tirocinio e l’entusiasmo diminuisce notevolmente a causa di insegnanti frustrati, demotivati ed incompetenti che non trasmettono affatto la passione per l’insegnamento, anzi, non fanno altro che ripetere: “ma chi ve lo fa fare?”, “i bambini d’oggi sono tutti indisciplinati”, “noi insegnanti siamo sfruttati e malpagati” e così via.

Essere insegnanti non è per niente semplice, come afferma il professore G. Lavanco: “per fare l’ingegnere o il farmacista serve sapere delle formule, invece per essere educatori non esistono formule per conoscere le persone”.

Per questa ragione i futuri maestri hanno bisogno di modelli di riferimento significativi, di guide che alimentino il loro desiderio, al posto di spegnerlo a poco a poco. Perché insegnare non è solo trasmissione di nozioni o tecniche per le quali basterebbe un computer, ma un impegno quotidiano con il destino di ciascuno dei ragazzi che si incontrano tra banchi di scuola. L’insegnamento è insieme vocazione e missione.

Com’è possibile superare la crisi che investe il ruolo dell’insegnante?
Una sola parola. Edutainment. Si tratta di un neologismo di origine anglosassone, un’espressione nata dalla fusione delle parole educational (educativo) ed entertainment (divertimento, intrattenimento), quindi letteralmente significa divertimento educativo. Si proprio così, è possibile insegnare/imparare divertendosi.

Oggi più che mai servono strategie accattivanti, metodologie didattiche fondate sul fare, ambienti di apprendimento coinvolgenti, capacità di gestione da parte del docente della dimensione emozionale degli alunni. Ciò vale per tutte le discipline. Dall’alfabeto ai numeri, dalla lingua inglese alla musica sono molteplici gli esercizi che si possono fare in classe attraverso l’uso di giochi realizzati proprio per favorire la didattica e l’apprendimento.

A proposito dell’ora di musica -da sempre considerata come un momento di puro svago-  grazie alla Prof.ssa Eliana Danzì abbiamo compreso che è possibile apprendere qualsiasi cosa tramite la musica, poiché la musica è accessibile a tutti e se non ci sono strumenti niente scuse, perché ci ha insegnato che si può fare musica con tutto, persino con il corpo.  E soprattutto si può insegnare senza insegnare (esplicitamente).

L’approccio alla musica, in molte realtà scolastiche, è stato spesso affrontato muovendo dalla conoscenza degli aspetti teorici, trascurando l’aspetto fondamentale, costituito dall’ascolto, che invece determina la connotazione della musica come evento caratterizzato da atmosfere, ritmi, melodie, suggestioni…
Pertanto, si passa da un semplice fare musica ad un’educazione alla musica con la musica.

Attraverso questa nuova metodologia di insegnamento siamo consapevoli del fatto che non è necessario essere musicisti per insegnare musica né tantomeno si è “portati” per la musica.
Compito della scuola è quello di accompagnare e potenziare lo sviluppo integrale della persona, attraverso il coinvolgimento e l’esperienza diretta, solo così l’allievo scopre le proprie attitudine, le proprie preferenze e, in questo caso, le potenzialità evocative e rappresentative della musica.

Alla base di tutto c’è la linea pedagogica di Carl Orff (Orff-Schulwerk), secondo cui il primo apprendimento della musica, incluso l’avvio alla lettura e alla scrittura della notazione, scaturisce sempre dall’esperienza musicale e nasce quindi da un approccio esplorativo e sperimentale, non da premesse astratte e teoriche.
Inoltre, l’immersione nell’educazione musicale avviene in maniera collettiva, favorendo la socializzazione, l’affinamento delle capacità psico-motorie e lo sviluppo della creatività.
Vi è uno spazio aperto all’improvvisazione anche grazie all’utilizzo dello strumentario a percussione che d’allora in poi è noto in tutto il mondo come strumentario Orff, costituito da strumenti a portata di bambino ridotti in scala, ma anche strumenti di varia provenienza e di materiali sonori non convenzionali, inclusi i banchi scolastici, le sedie, i secchi, le bottiglie di plastica e tanti altri oggetti riciclati.

L’obiettivo della Prof.ssa è quello di insegnare la musica e trasmettere il piacere per essa praticandola insieme. Questo progetto le ha dato parecchie soddisfazioni: innanzitutto ha formato un’orchestra con i suoi alunni ed ex alunni di un’età compresa tra i dieci e i sedici anni che operano all’interno dell’Istituto Comprensivo Vittorio Emanuele III di Palermo; il gruppo Sud-Orff nel 2009 e nel 2011 ha preso parte al programma “Tutti a Scuola”, trasmesso in diretta sulla prima rete della Rai. E come se non bastasse, è stato selezionato dall’USR Sicilia per esibirsi in occasione della Cerimonia di apertura dell’Anno Scolastico 2010/2011, presso il Cortile d’Onore del Quirinale. Nel 2013 ha preso parte al Festino di Santa Rosalia e ha conquistato il Primo premio della Rassegna Internazionale GEF di Sanremo.

Di recente, l’ensemble ha partecipato al programma televisivo Tù sì que vales, con l’intento di far conoscere a tutto il nostro Paese questo metodo di fare musica e diffondere tra gli insegnanti queste buone pratiche didattiche.

Ecco di seguito il link per ammirare la bellissima esibizione dei Sud-Orff: http://video.virgilio.it/guarda-video/sud-orff_ms669961.

Da notare l’errore commesso da Marco che non è visto in modo negativo, non vi è paura di sbagliare, ma può essere chiamato Signor Errore, alla maniera montessoriana, perché soltanto mediante la sua scoperta il sapere migliora. E’ il ragazzino stesso ad accorgersi dell’errore e lo fa diventare un nuovo punto di partenza.

Come diceva il grande M. McLuhan: «Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento e educazione forse non sanno che l’educazione deve essere divertente e il divertimento deve essere educativo».

Noi studenti di SdF, invece, lo sappiamo benissimo 😉 😀